logo lega salvini premier
Sen. Simone Pillon

PILLON: ‘SUL GIOCO PROMUOVERE CONSAPEVOLEZZA E RESPONSABILITÀ’

Il senatore leghista Simone Pillon intervistato da GiocoNews sul settore del gioco, fa anche un’analisi su casinò e ippica.

Il lavoro del senatore leghista Simone Pillon, in questi mesi che hanno preceduto la Manovra, ha riguardato il settore del gioco, con azioni mirate a non colpire indiscriminatamente il gioco legale ma a promuovere consapevolezza e responsabilità.

Ma come giudica le disposizioni (su tutte il divieto di pubblicità e di sponsorizzazioni da parte del settore del gioco) contenute nel decreto Dignità? La parola a Simone Pillon.
“Intanto sono un bel segnale dato dal Governo e le condividiamo. Il fenomeno della ludopatiaè una delle situazioni più tristi che si possono generare nelle famiglie, quando si vanno a buttare le poche risorse economiche disponibili dietro al desiderio di chissà quali guadagni impossibili. Occorreva intervenire con forza, dando un indirizzo politico chiaro e importante ed è stato fatto, particolarmente col divieto di pubblicità. Il disegno di legge a mia firma era stato presentato già nella scorsa legislatura dai parlamentari della Lega: per noi la linea dell’attuale Governo in materia è buona, ma si può dare un segnale ancora più nitido e chiaro”.
In particolare, quali eventuali carenza si prefigge di colmare con il suo disegno di legge?
“Il testo del ddl a mia firma è evidentemente legato a una prospettiva antecedente al decreto Dignità e nel frattempo alcuni obiettivi sono già stati raggiunti. Però sul gioco online, oltre che esercitato con altre modalità, si può intervenire, così da avere l’assoluta certezza che non ci sia la possibilità per i minori di potervi partecipare. Occorre anche mettere in atto misure a sostegno delle famiglie vittime della ludoaptia, fenomeno che va prevenuto, oltre che curato. Abbiamo già sul territorio associazioni che si occupano di recupero dall’alcolismo, o anche, nelle Asl, dei nuclei che cercano di prevenire le dipendenze. Noi crediamo che tutto questo vada incremenentato mentre, per quanto riguarda la prevenzione, bisogna porre un limite alla quantità di denaro che si può spendere nel gioco”.
Dal 2005 circa a oggi in Italia si è assistito alla crescita dell’offerta legale di gioco, al duplice scopo di fare cassa per lo Stato e di combattere quella illegale. Come intende muoversi in proposito il governo gialloverde? Troppi divieti rischiano di indebolire l’erario e di favorire l’illegalità?
Io non sono contro il gioco a prescindere. C’è una sana capacità di buon senso nelle persone, che decidono magari di usare una piccola parte del denaro a loro disposizione per giocare a lotto o al bingo. Questo non è sbagliato. Il problema nasce quando il gioco diventa una dipendenza individuale e gran parte dello stipendio finisce lì. Non bisogna colpire indiscriminatamente il gioco, ma trovare la linea mediana tra la nonna che va a giocare al lotto, e va bene così, e chi dilapida lo stipendio nelle macchinette sotto casa o peggio on-line”.
Quanto è importante intervenire sul fronte della formazione e della prevenzione e qual è il ruolo che possono svolgere le scuole?
“Credo, innanzitutto, che in molti istituti scolastici ci sia già un’attenzione nei confronti del pericolo delle dipendenze, ma c’è spazio per fare di più. Bisogna tenere presente che i ragazzi sono affascinati dal gioco, penso per esempio al poker online: bisogna raccontare come funziona davvero e cosa di nasconde dietro alla facciata della facile ricchezza delle macchine che producono denaro da consegnare alle imprese che fanno business su questo”.
Quale ruolo dovrebbero avere le Regioni e i Comuni nel normare l’offerta di gioco?
“I regolamenti comunali sul posizionamento della sale da gioco sono preziosi, ma si rischiano situazioni a macchia di leopardo che non giovano a nessuno. Io penso che si potrebbe dare una normativa nazionale, come già fatto con il decreto Dignità ma in forma ampliata, e lasciare a Comuni e Regioni il compito di declinarla sul territorio. Mi colpiscono sempre alcune situazioni che noto quando entro in un locale pubblico o in un bar. Le persone che giocano sono sempre le stesse, e lo fanno in un ambiente dalla luce volutamente cupa, così che non si rendano conto che fuori c’è il sole e che la giornata sta trascorrendo. Sono accorgimenti che spinogno le persone a stare lì a giocare, e andrebbero elimitati. Bisogna giocare lealmente! Le persone devono poter stare a giocare rendendosi conto che la giornata sta passando. Nessuno vuole fare del proibizionismo, che è anche peggio, ma bisogna trovare il giusto equilibrio. Quindi bisogna spazzare via il gioco illegale, grazie alla grande attenzione che le forze dell’ordine debono prestare all’applicazione della normativa vigente. Nessuno deve fare il furbo, alterare le macchinette o i meccanismi di vincite. Inoltre, mi piacerebbe garantire degli orari massimi oltre i quali non si può continuare a giocare. Per questo sarebbe utile la tessera individuale del giocatore. Non si può stare otto ore in sala giochi!”.
I casinò italiani sono in forte crisi. È giunto il momento di ripensare radicalmente il loro modello?
“Per i casinò vale un discorso diverso rispetto a quello fatto sinora. Nei casinò, a parte le slot, c’è un rapporto umano, si creano delle relazioni ai giochi classici come il black jack o la roulette, e questo favorisce il fatto che la persona presti più attenzione a quello che sta facendo. Il problema nasce infatti quando la gente sta sola davanti a una macchinetta o al Pc, questo lascia più spazio alla dipendenza, che di fronte alla roulette è più difficile che si sviluppi. Inoltre, i casinò sono locali con un accesso controllato, e quindi il pericolo dell’accesso da pare dei minori è di minore caratura e portata. Una situazione differente, quindi, da quella del gioco online in cui il pericolo è invece gravissimo… ricordo il caso di un papà che scoprì, a sue spese, che suo figlio, undici anni, aveva trovato le sue password e aveva speso migliaia di euro online, prima che lui se ne accorgesse”.
L’ippica è un settore da rilanciare, anche per il suo valore storico e sportivo?
“Anche il caso dell’ippica è diverso rispetto a quello del gioco in generale. Nel rispetto della più assoluta legalità e prestando la massima attenzione alla prevenzione del doping sugli animali e alla correttezza delle competizioni, se si resta in un ambito di buon senso non trovo nulla di male sul fatto che uno vada a fare una scommessa su una corsa. Il problema è più che altro culturale. Dobbiamo restituire buon senso al gioco. E del resto, con moderazione si può fare tutto nella vita. Si può bere un bicchiere di vino a tavola, un whisky con gli amici il sabato sera, oppure fare un giro al casinò una volta ogni tanto. Il problema sono gli eccessi. Sono soprattutto le persone più fragili a caderci e poi i danni li pagano non solo loro, ma anche la loro famiglia, gli amici e l’intero tessuto sociale. Ecco cosa serve: una cultura del buon senso e della moderazione, fermo restando un controllo ancora maggiore rispetto all’attuale, sulla legalità del gioco”.